70 anni fa PARIGI (10 dicembre 1948) gli stati membri dell’O.N.U. sottoscrivono la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

“Ognuno parla di pace al suo prossimo, ma nel cuore gli tende insidie” Geremia 9:8

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Nell’intento dei rappresentanti dei Paesi del mondo, aderenti all’ONU, che redassero e poi sottoscrissero il testo della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, questo documento avrebbe dovuto contribuire a proteggere ogni creatura umana da ogni forma di violenza, garantendole piena libertà in tutti gli aspetti della propria vita. Non dubitiamo delle buone intenzioni degli estensori di questo testo, ma a settant’anni di distanza siamo obiettivamente costretti a riconoscere che ha avuto in questi anni una limitatissima attuazione e che in molti dei Paesi firmatari esso è stato disatteso e ignorato.

Basta leggere quanto scritto nell’art. 1 (“Tutti gli esseri umani nascono liberi e eguale in dignità e diritti…”) per essere costretti a riconoscere che ci troviamo davanti ad un’affermazione che è completamente al di fuori della realtà e della storia.

E che dire, tanto per fare un altro esempio, dell’art. 3 che recita: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”?

E dell’art. 6: “Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica”?

E, ancora, che dire dell’art. 18: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”?

Pensando alle realtà nazionali, dove questi e gli altri articoli della Dichiarazione sono stati contraddetti, ci vengono spontaneamente in mente i Paesi arabi e tante realtà dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina. Ma possiamo dire che nella nostra Italia gli impegni dichiarati e sottoscritti siano stati rispettati? Giustamente ha osservato qualcuno che in molti articoli di questa, come di altre dichiarazioni similari, andrebbe aggiunta per onestà e per trasparenza storica la parola “quasi” e, questo, anche nel nostro Paese. Quindi dovremmo leggere: “Quasi tutti gli esseri umani nascono liberi…Quasi ogni individuo ha diritto alla vita” e via dicendo. Con quel “quasi” si sarebbe riconosciuta oggettivamente l’esistenza di un limite di quantità: non a tutti infatti, ma “quasi” a tutti, è concesso di beneficiare dei diritti affermati nella Dichiarazione! Come sappiamo dalla Parola di Dio, questo è uno dei tanti limiti della natura umana che, se non redenta e non trasformata dall’opera di Cristo, non potrà essere in grado di vivere la realtà dell’amore per il prossimo che è l’unica risorsa in grado di garantire i diritti gli uni degli altri.

Allora, più che fare “dichiarazioni”, idealmente presuntuose e praticamente poco utili, dovremmo realizzare un concreto impegno di vita che ci porti, in Cristo, a “non rendere a nessuno male per male… a fare il bene davanti a tutti gli uomini”, a vivere per quanto dipende da noi “in pace con tutti gli uomini” e a non lasciarci vincere dal male ma a vincere “il male con il bene” (Ro 12:17-21).