l’Avvenimento o gli avvenimenti?

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Lo Spirito Santo ci ammonisce, attraverso la penna di Paolo, ricordandoci che “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica” (1Co 8:1). Altrove, sempre Paolo, ci ricorda che la verità deve essere seguita, cioè ricercata, conosciuta, obbedita “nell’amore” (Ef 4:15). In questi ultimi anni, pensando al ritorno del Signore, ci siamo “gonfiati di conoscenza”: millenarismo, premillenarismo, amillenarismo, postmillenarismo, parusia, epifania, rapimento, tribolazione: sono parole con le quali ci siamo riempiti la testa, concentrando la nostra attenzione e le nostre energie sugli avvenimenti, mossi dalla ricerca di soddisfare il nostro desiderio di sapere cosa accadrà in futuro. Ma sono qui a chiedermi se l’ansia di conoscere gli avvenimenti futuri non ci abbia fatto perdere di vista l’AVVENIMENTO sul quale dovremmo concentrare tutta la nostra attenzione e la nostra attesa. Abbiamo ancora amore per il Signore, abbiamo il desiderio di vederlo faccia a faccia, il desiderio di essere con lui, insieme a lui, simili a lui, il desiderio di lodarlo prostrati davanti al suo trono con le miriadi e le miriadi degli angeli?

Le profezie bibliche erano difficili da comprendere anche per gli stessi profeti che “indagarono e fecero ricerche” per cercare “di sapere l’epoca e le circostanze cui faceva riferimento lo Spirito di Cristo che era in loro…” (1P 1:10-11). È certamente un bene che, come i profeti, anche noi ci impegnamo in questa ricerca per discernere i segni dei tempi, ma guai a noi se la ricerca dovesse distrarci fino a non farci più vivere la tensione d’amore tipica della Sposa innamorata che attende il ritorno dello Sposo assente da tanto tempo da casa. Spesso purtroppo “la conoscenza che gonfia” ci ha distratti dall’amore per l’attesa dello Sposo, dall’unico “amore che edifica”! Non a caso la Bibbia si chiude con parole che rivelano questa reciproca tensione di amore fra la Sposa (la Chiesa) e lo Sposo (il Signore Gesù). “Lo Spirito e la Sposa dicono: «Vieni!»” e lo Sposo risponde “Sì, vengo presto”, trovando un immediato riscontro nell’invocazione della Sposa: “Amen! Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22:17, 20).

Lo Spirito non guida ad un’attesa rassegnata allo scorrere del tempo, né ad un’attesa condizionata dagli eventi personali o dagli eventi del mondo, ma sprona ad una quotidiana attesa invocante. Là dove lo Spirito opera davvero nella Chiesa, là dove la Sposa è davvero in sintonia con lui, non vi è che un grido ed uno solo: “Vieni Signore Gesù!”. Se lo Sposo nella sua risposta a questa invocazione usa il verbo al tempo presente, “Sì, VENGO…!”, lo fa volutamente per ricordarci che quest’attesa deve essere sempre presente. Non dobbiamo considerarla una prospettiva futura, ma una concreta eventualità presente, quotidiana, di ogni momento della nostra vita. E quest’attesa la possiamo vivere soltanto se noi davvero lo amiamo, soltanto se noi nutriamo gli stessi sentimenti dei cristiani del primo secolo: “Benché non l’abbiate visto, voi lo amate… benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa” (1P 1:8).

Se lo Sposo aggiunge che viene “PRESTO”, lo fa con lo scopo di mantenere viva in noi la tensione dell’attesa. Già pensiamo così poco, o almeno molto meno di quanto dovremmo, a lui che torna, figuriamoci se ci avesse detto “Sì, vengo TARDI!”. La Sposa, pronunciando un solenne “Amen!” subito seguito dall’invocazione “Vieni, Signore Gesù!”, rivela di essere in piena sintonia con la promessa dello Sposo, perché ama lo Sposo, perché esulta ogni giorno al solo pensiero di vederlo e perché, di conseguenza, desidera intensamente che la sua promessa si adempia e si realizzi.

Sarebbe davvero triste se il Signore che viene ci trovasse con la mente distratta dalle nostre ricerche e dai nostri dibattiti. Ricordiamo che l’esultanza “di gioia ineffabile e gloriosa” non la vivremo attraverso una maggiore conoscenza degli avvenimenti futuri, ma soltanto quando, con amore intenso come quello di una Sposa, vivremo finalmente l’Avvenimento dell’incontro con lo Sposo!