Denunciate dalla Luce

Qualche settimana fa in una piazza di Roma sono risuonate parole che ben testimoniano come “per quelli che periscono” la predicazione della croce sia ancora oggi “pazzia”. Si è sentita invocare l’esposizione di crocifissi e presepi in tutte le scuole “a difesa della nostra identità cristiana!”.

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«Io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». Così diceva per indicare di quale morte doveva morire

(Gv 12:32-33)

Gesù rivelò ai suoi discepoli quello che sarebbe accaduto da lì a pochi giorni e il commento di Giovanni non lascia spazio ad interpretazioni equivoche: Gesù stava rivelando la sua prossima morte. Ne stava figurativamente indicando anche il modo: “innalzato dalla terra”, parole che evocavano quanto aveva già detto a Nicodemo e che preannunciavano la croce come strumento del suo supplizio: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Gv 3:14). Ma soprattutto Gesù stava annunciando lo scopo del suo “innalzamento” sulla croce: attirerò tutti a me”. È infatti per mezzo della croce che Dio rivela il suo amore verso tutti gli uomini e il suo desiderio di attirarli a sé, senza alcuna distinzione di sesso, di nazionalità, di posizione sociale e di colore della pelle. Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Ti 2:4). E questa salvezza (dal peccato, dal male, da ogni forma di dipendenza e di schiavitù) si realizza per noi attraverso la croce. Il Cristo crocifisso, al centro del messaggio dell’apostolo Paolo, continua ancora oggi ad attirare gli uomini a sé, e lo fa con amore, con dolcezza, con rispetto per la loro libertà e, quindi, non violentando ma persuadendo. Il Cristo crocifisso non è un oggetto da guardare, ma è una predicazione da ascoltare perché parla al cuore e alla mente, non al corpo e ai muscoli! Il Cristo crocifisso, ora Risorto e Vivente, parla al cuore di ciascuno in modo intimo, personale e attira a sé individualmente. Ma “La predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono” (1Co 1:18). In questo vortice di pazzia religiosa e pagana, si è trasformata la predicazione della croce nell’esposizione di un oggetto, per di più non usato per attirare quanto piuttosto per esprimere distanza, disprezzo, contrapposizione.

Qualche settimana fa in una piazza di Roma sono risuonate parole che ben testimoniano come “per quelli che periscono” la predicazione della croce sia ancora oggi “pazzia”. Si è sentita invocare l’esposizione di crocifissi e presepi in tutte le scuole “a difesa della nostra identità cristiana!”. È difficile dimenticare le celebrazioni del dio Po, con tanto di prelievo alla sua sorgente dell’acqua poi versata in una “sacra” ampolla, da parte di chi si distingueva per una religiosità intrisa di panteismo e di animismo e di chi ora sta usando il cattolicesimo più integralista per le proprie mire politiche, senza che si sia per altro udita alcuna parola di condanna da parte della “chiesa”. Così abbiamo visto in piazza del duomo a Milano la scena penosa di un giuramento fatto su una copia dei Vangeli e con un rosario della madonna in mano (sic!) ed ora siamo addirittura arrivati alla richiesta dell’ostensione pubblica di crocifissi (la proposta di legge 287/26.03.1018 prevede la collocazione obbligatoria del crocifisso praticamente ovunque e una multa fino a 1000€ per chi non lo espone). Ma non possiamo fermarci solo ad esprimere tristezza, quando vediamo la politica usare impropriamente religione e crocifissi. Anzi! Dobbiamo prendere atto che nei rapporti religione-politica non c’è stato nessun “cambiamento” nella storia d’Italia, dai Patti lateranensi del 1929 in poi. Dobbiamo continuare a pregare per quelle “autorità” che, invece di difendere l’identità cristiana, la mortificano profondamente nei fatti, nei contenuti, negli atteggiamenti, nel linguaggio. E dobbiamo pregare anche per un popolo che si lascia facilmente abbagliare e, così accecato, non vede che i mali che affliggono il Paese non sono di origine economica e sociale, ma spirituale, se è vero che si vuol difendere l’identità cristiana con l’idolatria dei crocifissi e dei presepi. Ma – altro aspetto importante del nostro impegno – non dobbiamo stancarci di essere sentinelle che, come quelle poste “sulle mura di Gerusalemme”, non tacciono mai “né giorno né notte” (Is 62:6) e non si stancano di denunciare “le opere infruttuose delle tenebre” (Ef 5:11). E dobbiamo farlo non ispirati da una diversa opinione politica, perché “tutte le cose diventano manifeste” soltanto quando “sono denunciate dalla Luce” (Ef 5:13).