La fede che entra dal tetto

Quale fu la forza che spinse quattro uomini a portare il loro amico paralitico ai piedi di Gesù, superando l’ostacolo della folla? Quali lezioni possiamo trarre per noi non soltanto dal loro comportamento, ma anche da quello dei farise presenti con la loro arrogante presunzione religiosa?

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Tutto esaurito

Un giorno Gesù stava insegnando; e c’erano, là seduti, dei farisei e dei dottori della legge, venuti da tutti i villaggi della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme; e la potenza del Signore era con lui per compiere guarigioni. Ed ecco degli uomini che portavano sopra un letto un paralitico, e cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando modo d’introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e, fatta un’apertura fra le tegole, lo calarono giù con il suo lettuccio, in mezzo alla gente, davanti a Gesù. Ed egli, veduta la loro fede, disse: “Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati”. Allora gli scribi e i farisei cominciarono a ragionare, dicendo: “Chi è costui che bestemmia? Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?. Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse loro: “Che cosa pensate nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, oppure dire: “Alzati e cammina?” Ora, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra il potere di perdonare i peccati, “Io ti dico”, disse al paralitico, “alzati, prendi il tuo lettuccio, e va’ a casa tua”. E subito il paralitico si alzò in presenza loro, prese il suo giaciglio e se ne andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono presi da stupore e glorificavano Dio; e, pieni di spavento, dicevano: “Oggi abbiamo visto cose straordinarie”

Lu 5:17-26

 

Dalla disposizione data a questa vicenda, nei vangeli sinottici che la riportano, sembra non essere ancora trascorso molto tempo dall’inizio del ministero pubblico del Signore; anche se vicende mai vissute in precedenza da questo popolo (Mt 9:33), avevano provocato una fama tale da produrre eventi di queste proporzioni.

A questo si aggiunge un ulteriore dato significativo: la presenza delle autorità religiose del tempo, farisei e dottori della legge, arrivati nientemeno che dalla Galilea, dalla Giudea e da Gerusalemme: distanze enormi da percorrere a quel tempo e con quel tipo di strade!

La scenografia racchiusa in questa storia è del tutto diversa dal consueto e fortemente pertinente per il modo di operare di Gesù, sebbene egli fosse maestro anche nella scelta dei luoghi in cui operava: pensiamo agli scenari del tempio (Gv 8:1-11; Mt 21:14), delle sinagoghe (Mt 4:23; Lc 4:44), dei monti (Mt 7:28-8:1; 14:15-21) e persino degli “anfiteatri” naturali sulle rive del mare (per ottenere un migliore effetto acustico e visivo) che Egli sceglieva di volta in volta per parlare stando su di una barca (Lu 5:3; Mr 4:1)!

Questa volta il Signore Gesù, per ciò che stiamo osservando, preferisce un ambiente più casalingo, familiare (cfr. Mr 2:1) – che non è senz’altro del tipo miniappartamento conosciuto oggi da noi – ciò che, di fatto, darà più risalto e vivacità a ciò che segue e, come vediamo, con al centro dell’attenzione i soliti… ritardatari, che stavolta però sono benvenuti!

 

“L’ambulatorio” è già stracolmo di “pazienti” affetti da varie malattie e menomazioni e Gesù, sempre sorretto dalla potenza del Padre celeste, è pronto per compiere le sue “consuete” guarigioni (v. 17b); ma quattro uomini (cfr. Mr 2:3) hanno la pretesa di portare una barella con un paralitico in mezzo a quella calca di gente – che non ha certo intenzione di cedere il posto dopo averlo tanto faticosamente ottenuto – per vedere il Messia, personalmente! Infatti, dove si troverebbe il posto per cinque uomini e, proprio davanti a Gesù!?

Fede mossa dall’amore

Ma cerchiamo di immedesimarci in queste persone e immaginiamo, onestamente, quanti di noi – anche se aggravati dalla colpa per il ritardo all’evento – vedendo il “tutto esaurito” avrebbero fatto dietrofront? Per questo facciamo attenzione: stiamo per assistere al vero miracolo di questo avvenimento: la fede (quella vera e attiva richiesta da Dio!), motivata da un profondo amore nei confronti del paralitico.

Questi uomini – che presumibilmente hanno saputo soltanto all’ultimo momento della presenza di Gesù – credendo nella potenza salvifica della Persona di Cristo, come accadde per Bartimeo, hanno tutt’altra intenzione che di andarsene sconfitti (Mr 10:47). E qui salta in ballo la lungimiranza di Gesù di scegliere – per dare risalto a questa vicenda – una comune abitazione anziché i più ampi spazi delle altre occasioni; perché questi uomini mostrano la pazzia della fede decidendo nientemeno che di scoperchiare il tetto per arrivare proprio davanti a Gesù per ottenere a tutti i costi la sua attenzione e il miracolo desiderato!

Ora dobbiamo capire la meccanica di quanto è successo e l’ingegno applicato dagli amici del paralitico. Ma non dobbiamo immaginare le case nelle quali abitiamo oggi, praticamente inaccessibili dal tetto: guai a noi se fosse ancora così! Stiamo parlando delle abitazioni molto più spartane del tempo; parliamo di quelle case che molti dei lettori hanno abitato nel Meridione del Bel Paese di qualche decennio fa; delle case il cui tetto era costruito con travi ricavate da interi tronchi d’albero, ma con dei rami molto più sottili, posizionati di traverso, per distanziare regolarmente le tegole una dall’altra. Ora, chi è un tantino del mestiere sa bene che basta sollevare poche tegole e qualche altro accorgimento per compiere un’apertura sufficiente a farvi passare un uomo.

Bene, sperando di aver svelato (forse) un piccolo e apparente mistero, ritorniamo alla storia esemplificativa di questi quattro uomini che, spinti dall’amore per il loro affezionato amico, lo calano proprio davanti a Gesù, chissà con quale imbracatura, ma sempre per mezzo del suo lettuccio (un giaciglio di umile fabbricazione, per la deambulazione di persone in condizioni fisiche precarie).

Cerchiamo ancora di immaginare come avremmo reagito noi in una situazione simile; difficile, vero? Forse – come spettatori di questa vicenda – ci saremmo guardati in faccia gli uni gli altri con la bocca spalancata per lo stupore; avremmo guardato il predicatore di turno, curiosi di sapere come avrebbe reagito alla caduta di schegge di legno e di polvere fra i capelli e sulla camicia bianchissima, mentre con aria di sopportazione artefatta si scuote la polvere di dosso con la punta delle dita… Scusate il sarcasmo (voluto!), ma la tiepida fede che respiriamo oggi nelle chiese non ci avrebbe esclusi dal giungere a simili pensieri, mentre in altre parti del mondo – per le quali preghiamo – si vive letteralmente ciò che racconta questo brano!

Gesù, però, non guarda coi nostri occhi scandalizzati per ogni ciuffo di capelli fuori posto o per il fratello che non ha messo la cravatta per andare alla riunione; egli guarda a ciò che conta, alla concretezza dell’intimo dell’uomo; Gesù considera una fede che salva: non gl’importa di essere disturbato durante un messaggio fosse anche in piena notte, proprio dopo aver trascorso un’intera giornata senza un attimo di riposo.

Gesù è venuto per salvare: e noi – per salvare quelli che mancano ancora all’appello – dovremmo vivere con questo atteggiamento!

Religiosi, ma… ignoranti!

Gesù reagisce a questa vicenda sbalorditiva in un modo altrettanto stupefacente, non soltanto per quell’epoca:

“Egli, veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati»” (v. 20).

Dopo questa frase possiamo immaginarci un’esplosione in cielo, un grido d’esultanza prodotto per quest’anima salvata (Lu 15:10).

È importante sapere che qui non si tratta di un modus operandi, di un rito consueto nella vita di Gesù che si ripete per la salvezza di tutti gli uomini. Certo, Dio possiede la libertà di applicare la sua sovranità a suo piacimento e di salvare con uno scopo preciso e mirato come ha fatto con alcuni uomini come Paolo (At 9:1-16) o come Giovanni Battista (Lu 1:5-17), ma Gesù qui mette l’enfasi sulla fede che salva, perché Dio stesso non può far nulla senza la nostra arresa e in assenza di un nostro passo di fede, perché, sebbene Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati (1Ti 2:4), non per questo ci costringerà ad essere salvati, con la forzatura di un cuore non pentito! Infatti, gli uomini che stiamo osservando hanno creduto (sebbene il brano non entri nei dettagli della loro salvezza) che Dio può ogni cosa, illimitatamente, e sono stati esauditi, alleluia!

E i farisei? Bella gatta da pelare… da sempre!

Non c’è da stupirsi che (tranne poche eccezioni come nel caso di Gamaliele – vedi: At 5:34 ss.; cfr. Gv 12:42) questi siano sempre stati all’opposizione! Essi non hanno lo Spirito del Signore, sono figli del diavolo (Gv 8:44) e cercano e fanno le opere della carne, al pari di molti sparsi oggi nelle fila della chiesa apostata.

A questi non importa che sia stato compiuto un miracolo di tali proporzioni; non gl’importa che un uomo sia miracolato e guarito da una malattia che per quei tempi significava dipendere dagli altri per ogni piccolo bisogno (anche economico!) e – senza ombra del più piccolo dubbio – che possa tornarsene a casa camminando con i propri piedi sanati! A loro importa soltanto che davanti ad una marea di occhi stupefatti della grandezza di Dio, debbano perdere in credibilità per un’autorità ch’essi non hanno mai posseduto: ciò che invece hanno posseduto e praticato, è il ben conosciuto despotismo, quello sì! Infatti evidenziano soltanto che Gesù (dicono loro) bestemmia, perché soltanto Dio può perdonare il peccato dell’uomo (v. 21). E ciò è vero (Da 9:9), ma non si pongono neanche per un istante l’interrogativo che possano trovarsi davvero davanti al Messia annunciato dai profeti, come riconobbero Simeone e Anna (Lu 2:25-38), cioè davanti a Dio stesso!

Gesù, conoscendo il cuore di questa razza di vipere, ha l’autorità di dire, con ardore stuzzicante:

 

“Che cosa è più facile, dire: I tuoi peccati ti sono perdonati, oppure dire: Alzati e cammina?”.

 

Ora, come sappiamo da altre vicende come questa, la domanda di Gesù è retorica, infatti egli non si aspetta una risposta, un assenso o una obiezione da queste “autorità religiose” che di autorità non ne hanno affatto, perché sono nuvole senza acqua (Giuda 1:12)!

Ma è alquanto interessante osservare che Gesù proponga un quesito, una sorta di scala di valori del suo modo di operare e della sua potenza che – nella foga della lettura – ci sfugge. È più facile dire una frase che comporta la salvezza eterna “i tuoi peccati ti sono perdonati” di cui nessuno dei presenti vedrà l’immediatezza dei risultati… oppure l’alternativa “alzati e cammina”, che permetterà a tutti di vedere all’istante di cosa è capace davvero Gesù? Questo fatto comporta la violenza (e la rimozione) delle convinzioni dei più scettici e, purtroppo, l’uomo comune – al fine di corroborare la propria fede – ha bisogno di “vedere” (Gv 20:29!).

Il Signore prosegue con incalzante e strabiliante autorità:

 

“Ora – affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra il potere di perdonare i peccati – Io ti dico, disse al paralitico, «Alzati, prendi il tuo lettuccio, e va’ a casa tua» (v. 24).

 

Uauu! “Affinché sappiate”: detto a quelli riconosciuti pubblicamente e legalmente insegnanti religiosi di una nazione, suona come: “Dato che non sapete nulla”! Se oggi dicessimo qualcosa di simile nei nostri ambienti religiosi e mirando a certe personalità religiose, sarebbe trasmesso dai social network mondiali nel giro di pochi attimi!

Ma Gesù aggiunge a questa grande verità fondamentale: “Il Figlio dell’uomo”; è il suo modo per identificarsi come Figlio di Dio fatto uomo, perché incarnatosi per la salvezza dell’umanità; è un’espressione che i vangeli riportano circa 80 volte.

E, dietro questa chiave di lettura che né i farisei né i dottori della legge hanno ancora afferrato, c’è la più cocente verità per questa gente che digrigna i denti dalla rabbia (6:11; cfr. At 7:54) e non vuole capire. La verità è che Gesù ha ricevuto dal Padre il potere di perdonare i peccati sulla terra (v. 24) e su una terra soggiogata dal principe di questo mondo, Satana, che l’ha così indebolita, tiranneggiandola, e rendendo l’essere umano sempre più miope verso le opere del Signore e di cui questi, appunto, che dovrebbero essere le guide spirituali del popolo di Dio, non riescono a leggere i segni, così tangibili, trasmessi da Gesù (Gv 5:46)!

Ma qui si dà il caso che abbiamo a che fare con un quartetto che, insieme all’afflitto di paralisi, non ha creduto in una religione gestita – come ben vediamo ancora oggi – per questioni di potere politico e arricchimento di un impero che trabocca di apostasia; questi hanno quella fede sufficiente a muovere in loro favore le mani (ma basta anche soltanto la parola – Mt 8:8) guaritrici e autorevoli del Messia, Figlio di Dio. “Alzati, prendi il tuo lettuccio, e va’ a casa tua”, suona perentorio, è un comando del Dio-uomo che determina, senza possibilità d’errore, che la guarigione sia istantanea, perché “subito il paralitico si alzò in presenza loro, prese il suo giaciglio e se ne andò a casa sua, glorificando Dio” (v. 25)!

Con uno sforzo di immaginazione che come credenti compiamo volentieri, è emozionante pensare a questo “ex-paralitico” che, senza esitare (per la fede che lo ha mosso fino a questo momento), si alza, prende la barella – che non ci è dato di sapere da quanti anni lo accompagnasse nei suoi spostamenti – e se ne va, ma ora sì che passa davanti a tutti quelli che pochi minuti prima non aveva potuto scavalcare; certo, perché ora tutti devono vedere coi loro occhi la potenza che scaturisce da Gesù! Ora non è più difficile credere nel potere che Dio sprigiona in favore di chi crede (cfr. Gv 20:29)!

Motivi per riflettere

Ora, per quanto questo brano fornisca una grande quantità di motivi per la nostra riflessione e agganci con altri simili, soffermiamoci ancora su alcune poche cose.

Dalla ricca e particolareggiata introduzione di questa vicenda, apprendiamo che la casa era gremita da una folla indefinita convenuta da ogni dove, e che Gesù, ripieno della potenza del Signore, era lì per compiere guarigioni. Ma, come abbiamo visto, egli ne compie una sola (ciò succede anche altrove…). Ma perché Gesù guarisce soltanto quest’uomo?

La risposta è insita nella frase:

“La tua fede ti ha salvato”

(v. 20a; cfr. Mr 10:52; Lu 17:19; 18:42).

Verosimilmente Gesù non ha osservato in tutta quella gente quel tipo di fede che lo “costringeva” a emanare la sua reale potenza (Mr 5:30a; cfr. Ro 1:17).

Da questo non è escluso però che Dio, nella sua sovranità, decida di compiere un miracolo “plenario”, di massa, come nel caso dei dieci lebbrosi (Lu 17:12-19), anche se infine soltanto uno di questi – dopo la sua guarigione – dà segno di effettivo ravvedimento, (e che a noi serve per riflettere su quanto spesso siamo irriconoscenti per tante cose che diamo per scontate); oppure, come nel caso del suo amico Lazzaro, quando Gesù, chiamato in causa perché intervenisse sulla sua malattia – che poi lo condusse alla morte – disse:

“Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato”

(Gv 11:4).

E, la gloria di Dio, dopo esperienze come queste dovrebbe essere manifestata sempre: chi scrive non è stato risparmiato da diverse prove fisiche fra le quali, infarti e cancro… ma sempre accompagnate da benedizioni e lode, per la presenza vigile del Signore!

Un’altra domanda che, forse, non pochi si pongono, riguarda la ormai totale assenza di queste manifestazioni “potenti”, oggi. Oggi ci sono forse meno malati che ai tempi dei quali stiamo parlando?

Se osserviamo il via vai degli ospedali, o se dovessimo entrare nei reparti specialistici come, ad esempio, il reparto di oncologia di una sola città, saremmo stupiti, spaventati come i testimoni del nostro brano (ma non a causa del miracolo compiuto… perché oggi le afflizioni del mondo non sono affatto diminuite; semmai sono più “raffinate e sottili”, come l’AIDS!); infatti vediamo nelle narrazioni dei vangeli che la gente accorreva da tutte le parti, mentre oggi abbiamo centri specialistici ovunque: non cerchiamo il miracolo, perché in fondo non ci crediamo del tutto, siamo troppo intelligenti e poco credenti!

Ma la nostra sensibilità (l’amore verso i nostri “paralitici”), ci porta a tempestare Facebook di immagini strappalacrime, così come lanciare i messaggi via sms o su WhatsApp, dove ci scambiamo le nostre chat con richieste di preghiera per persone afflitte da ogni male e che… non conosciamo. Ma, se abbiamo l’opportunità di mostrare la nostra empatia per questi ignoti, facendo la nostra piccola parte, ben venga! Quindi dobbiamo necessariamente vedere un’altra verità: perché preghiamo per il male in mezzo a noi? Se è vero che la nostra fede è rachitica, come è stato profetizzato (Mt 24:12), è anche vero che dobbiamo pur credere, come cedettero gli amici del paralitico, altrimenti perché andiamo al Trono di Grazia scoperchiando il Tempio del Santissimo già gremito di gente?!

Ma è ancora bello vedere che, comunque sia, il Signore si manifesta in mezzo a noi e il lucignolo della fede di pochi non si è ancora spento (Mt 12:20) e Dio sarà fedele verso questi pochi, come promise ad Abraamo (Ge 18:23-33), al fine di toccare comunque ancora dei cuori sinceri di persone che non sappiamo neppure che ci stanno osservando; persone, forse più pronte di noi a lasciarsi stupire dalla potenza di un Grande Dio, persone pronte a passarci davanti scoperchiando il tetto!

“Tutti furono presi da stupore e glorificavano Dio; e, pieni di spavento, dicevano: »Oggi abbiamo visto cose straordinarie»” (v. 26).