Abacuc: la fede e la salvezza

Sono tanti gli interrogativi che ci poniamo davanti agli eventi imprevisti ed avversi che sono causa di dolore e sofferenza. È possibile avere delle ri-sposte e dove possiamo trovarle? Uno dei tanti profeti inviati dal Signore al suo popolo fu un personaggio emblematico sotto quest’aspetto, tant’è vero che ancora oggi viene ricordato come “il profeta che interrogò Dio”. È importante quindi conoscere quali furono le risposte che resero serena e pro-ficua la sua relazione con Dio.

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Quante domande!


Io starò al mio posto di guardia, mi metterò sopra una torre e starò attento a quello che il Signore mi dirà, e a quello che dovrò rispondere circa la rimostranza che ho fatta. Il Signore mi rispose e disse: «Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità; perché è una visione per un tempo già fissato. Essa si affretta verso il suo termine e non mentirà; se tarda, aspettala, poiché certamente verrà, e non tarderà». Ecco, egli si è inorgoglito, non agisce rettamente; ma il giusto per la sua fede vivrà”

(Ab 2:1-4)

Vi è mai capitato di guardarvi attorno e farvi delle domande?

Sicuramente sì, l’uomo per natura è un essere pensante e intelligente, che ha tra le sue caratteristiche che lo distinguono dagli animali e dalle piante, il fatto che si pone domande in base a quello che accade attorno a lui.

Sicuramente ogni giorno, ci poniamo un sacco di domande, soprattutto se poi, ci accadono delle cose negative; siamo subito pronti a chiederci: come mai proprio a me? Cosa ho fatto per meritarmi questo?

Tante sono le domande che ci poniamo guardando il mondo, oggi giorno poi, basta guardare un telegiornale per porsi delle domande:

  • Perché ci sono così tanti disastri naturali?
  • Perché le persone si ammazzano a vicenda?
  • Perché tanta violenza nel mondo?

E la lista delle domande si potrebbe benissimo allungare.

Farsi e porsi delle domande analizzando ciò che accade attorno a noi sicuramente è segno di intelligenza, ci preoccupiamo di quello che accade e cerchiamo delle risposte ponendo domande. Grandi scienziati ponendosi domande hanno poi fatto scoperte incredibili, quindi è giusto farsi domande, ma è ancora più giusto avere le giuste risposte alle nostre domande.

E spesso la domanda che tutto il mondo si pone è: dov’è Dio?

Anche nella vita di Abacuc l’istinto di porsi queste domande si è fatto sentire.

Certamente la società al tempo di Abacuc era molto simile alla nostra, infatti se facciamo un paragone tra le prime parole del libro di Abacuc e la nostra società, scopriremo che non ci sono molte differenze:

“Fino a quando griderò, o Signore, senza che tu mi dia ascolto? Io grido a te: «Violenza!» e tu non salvi. Perché mi fai vedere l’iniquità e tolleri lo spettacolo della perversità? Mi stanno davanti rapina e violenza; ci sono liti e nasce la discordia. Perciò la legge è senza forza, il diritto non si fa strada, perché l’empio raggira il giusto e il diritto ne esce pervertito”

(Ab 1:2-4)

Abacuc viveva in un paese peccatore, dove c’erano violenza, perversioni, e tanti altri peccati. La popolazione che abitava nella regione di Giuda, dove viveva Abacuc, era spiritualmente e moralmente decaduta e si era allontanata da Dio. In mezzo a tutta questa tempesta il profeta domanda a Dio:

“Perché non fai nulla? Perché devo vivere in mezzo a questa generazione?”

Ma qual è la differenza tra un vero profeta/credente di Dio ed i falsi?

La differenza tra un vero figlio di Dio da chi si maschera come tale è che il vero credente trova la risposta, anzi… ha già la risposta alle sue domande e ai suoi timori: la risposta è Dio.

Abacuc dopo essersi posto le domande, si ricorda che è un profeta del Dio altissimo, in lui è la soluzione ad ogni problema.

Certamente la vita di Abacuc non doveva essere bella, né felice: ogni profeta aveva dei problemi e un alto rischio di essere eliminato; ma forti sono le parole che lo stesso pronuncia alla fine del suo libro: Dio è la mia forza” (Ab 3:18-19)

Andiamo quindi ad analizzare la risposta che il profeta si dà, considerando in particolare il grande atto di fede attiva che era in Abacuc.

Fermo e attento

Abacuc poteva sicuramente scappare, fuggire da quel paese tanto peccatore. Poteva decidere di non predicare più o poteva andarsene a casa sua e attendere che Dio intervenisse e facesse qualcosa. Ma no, lui decise invece di essere profeta di Dio al 100% così si mise al suo posto di guardia, sopra una torre in attesa di indicazioni e risposte da parte di Dio.

Lì, pronto a tutto, aspettò una parola da Dio e anche ad una probabile riprensione per le domande fatte, fatte senza fede. L’uomo di Dio sa cogliere sia la parola buona e bella che le riprensioni che l’Eterno fa ai suoi figli.

Questa scelta ci fa capire la grande fede di Abacuc che aspettava con ansia una parola da parte di Dio, ed era pronto ad agire, pronto a profetizzare contro il suo popolo e lo fece mettendosi su di una torre, simbolo di guerra, di difesa, di un posto visibile e udibile da tutti.

Sì, era pronto anche alla guerra, poiché Dio gli aveva profetizzato che avrebbe castigato il popolo di Giuda, suscitando i Caldei contro di lui.

Forse anche noi siamo in una situazione simile a quella vissuta da Abacuc: viviamo in mezzo ad una generazione perversa, vediamo che il male avanza e che nessuno fa nulla. Ma il nostro compito non cambia: saliamo sulla torre! Stiamo attenti a quello che Dio ci dice! E stiamo fermi e pronti alla battaglia vestendo sempre l’armatura che Cristo ci ha dato per combattere! (Ef 6:10-20)

Per il profeta Abacuc certo non doveva costituire una bella prospettiva, quella di vedere che Giuda, il paese di Dio, stava per essere distrutto da un popolo pagano e lontano da Dio, i Caldei. E Abacuc ad un certo punto si domanda il perché Dio abbia scelto un popolo straniero per castigare il regno di Giuda, rimane per un attimo confuso, non capisce il perché di questa situazione. Dobbiamo tener presente la possibilità che, anche nella nostra vita possiamo essere castigati attraverso persone straniere, lontane da Dio. L’Eterno può usare anche i nostri nemici per castigarci e farci capire i suoi piani. Abacuc capì in fretta questa lezione infatti dirà:

“Non sei tu dal principio, o Signore, il mio Dio, il mio Santo? Noi non moriremo! O Signore, tu, questo popolo, lo hai posto per eseguire i tuoi giudizi; tu, o Rocca, lo hai stabilito per infliggere i tuoi castighi”

(Ab 1:12)

Il tempo fissato da Dio

Ma il profeta sapeva bene anche qual era il messaggio da predicare alla sua gente per salvarla e tirarla fuori da quella brutta situazione, il messaggio era di tale importanza che lo deve predicare su di una torre. Dio inoltre gli comanda di profetizzare in modo chiaro, in modo che tutti potessero capire:

“Il Signore mi rispose e disse: «Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità»”

(Ab 2:2)

Mi viene in mente quel passo che ci ricorda l’esortazione di Gesù a predicare alla luce del giorno e sui tetti, affinché tutti quanti possano sentire la “parola di Dio” (Mt 10:27).

La profezia da dare al popolo era di tale importanza che tutti dovevano sentirla, tutti dovevano capirla e tutti dovevano ricordarsela, questo lo capiamo dai termini che Dio utilizza per dare il comando ad Abacuc: “Scrivi… incidila su tavole… leggere… facilità”.

Le parole successive:

“«… perché è una visione per un tempo già fissato. Essa si affretta verso il suo termine e non mentirà; se tarda, aspettala, poiché certamente verrà, e non tarderà»” (v. 3) 

ci consentono di conoscere la grande precisione di Dio. L’Eterno che è una persona fuori dal contesto del tempo e dello spazio, con l’uomo diventa preciso e calcolatore, lui ha già fissato dei tempi per far accadere delle cose, per far andare avanti il suo piano glorioso. Questa non è la prima volta che leggiamo che Dio pone dei limiti temporali, fissa delle date per alcuni avvenimenti, e tutte le volte in cui leggiamo di date “fissate” da Dio sono per avvenimenti importantissimi per l’intera umanità:

“Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà, e non tarderà” (Eb 10:37).

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”. (2P 3:9).

“… ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge…” (Ga 4:4).

Il fatto poi di dover aspettare “un tempo” fa capire quanta fede debba avere chi sta aspettando. Abacuc al suo tempo aspettava la salvezza di Dio sul popolo, noi oggi aspettiamo il suo ritorno e la salvezza della terra… Certo – non dimentichiamolo – la fede è dimostrazione di cose che non si vedono, che non si vedono ancora, ma che aspettiamo perché siamo certi che accadranno, come Dio ha detto (Eb 11:1).

Il messaggio più importante

 

Veniamo quindi alla conclusione, analizzando il messaggio più importante che Abacuc il profeta doveva dare al popolo, profezie che arrivano a noi oggi e che conservano dopo tremila anni la loro importanza.

“Ecco, egli si è inorgoglito, non agisce rettamente; ma il giusto per la sua fede vivrà”

(Ab 2:4)

“… ma io mi rallegrerò nel Signore, esulterò nel Dio della mia salvezza. Dio, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle alture”

(Ab 3:18-19)

Dio dice ad Abacuc:

“Guarda, figlio mio, il mondo va a rotoli, io devo castigare perfino i figli del mio popolo, presto il giudizio cadrà sulla terra, ma… il giusto vivrà per fede e io sono il Dio della salvezza”.

Che messaggio incredibile: una luce, un faro in mezzo al buio più totale. Un messaggio talmente importante che viene ripreso anche più avanti nella Parola di Dio: (Ro 1:17; Ga 3:11; Eb10:38).

Se non vogliamo cadere nel giudizio di Dio, dobbiamo chiedere a lui perdono, poiché egli è il Dio anche della nostra salvezza. Torniamo a lui finché possiamo dire “oggi” e potremo cantare con gioia e riconoscenza, anche noi, come Abacuc.