Occhio per occhio

Ci sono espressioni contenute nella Parola di Dio che spesso vengono utilizzate in modo del tutto improprio e al di fuori di ogni contesto, stravolgendone il significato. Così l’esortazione a gestire in modo corretto i propri sentimenti di giustizia è utilizzata per legittimare azioni di vendetta. Ma qual è il suo vero scopo nel pensiero di Dio?

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Il vero significato


Se c’è un’espressione della Bibbia che è entrata nel linguaggio comune,

“occhio per occhio”

è sicuramente una di quelle. Si trova nell’Antico Testamento, comunemente la si associa al compiere una vendetta immediata e pari a quella ricevuta. Certo, Dio sembra essere qui eccessivamente severo e che ci istruisca ad avere, noi, lo stesso comportamento negativo degli altri.

Prima di procedere con questa riflessione, vorrei anticipare che non pretendo qui di voler essere esaustivo o infallibile riguardo a questo argomento, ma vorrei offrire lo spunto per una riflessione e magari per un approfondimento personale andando direttamente alla fonte.

Come anticipato, l’espressione “occhio per occhio, dente per dente” compare nel libro del Levitico (cap. 24). Questo libro contiene numerose leggi e istruzioni che Dio diede al popolo d’Israele. Questo tipo di comando, come anche altri episodi narrati nell’Antico Testamento, hanno fatto nascere la convinzione piuttosto diffusa e radicata che il Dio dell’Antico Testamento sia un Dio severo e rigido, anche spietato, mentre il Dio che Gesù ci presenta nei Vangeli sia un Dio d’amore, un Dio completamente diverso. Ma è proprio vero questo?

L’espressione “occhio per occhio” in realtà non doveva rappresentare una licenza a compiere libera vendetta per un torto subito, ma piuttosto doveva evitare il pericolo che la punizione per un torto compiuto fosse sproporzionata rispetto al male commesso.

Poteva capitare infatti che un uomo venisse messo a morte per aver causato un danno fisico o la morte di un animale altrui o per un furto. Bastava che la persona offesa fosse più altolocata dell’offensore e per quest’ultimo potevano essere guai seri. Questa parte del libro del Levitico aveva lo scopo di dare una vera e propria regolamentazione relativamente alle proporzioni di una pena da infliggere. E Dio disse che questa legge doveva essere uguale per tutti, sia per il nativo che per lo straniero/oriundo nel Paese.

La legge non abolita, ma portata a compimento

È vero che Gesù portò un nuovo patto e che con la sua venuta sulla terra si aprì un nuovo capitolo della rivelazione di Dio all’uomo. Il patto stipulato sul monte Sinai decadeva perché esso era una figura del vero patto: quello nuovo, stipulato con il sangue di Gesù. Ma nella sua predicazione, ogni volta in cui si riferì alla legge di Dio, Gesù non annullò nulla confermando la bontà di quella legge, perché Dio è lo stesso sempre. Quando Gesù spiegava la legge non aveva lo scopo di annullarla, ma di ampliare e spiegare lo spirito profondo dei comandamenti in essa contenuti, senza annullarne la validità in quanto troppo severi e non amorevoli.

Nel caso specifico dell’espressione “occhio per occhio dente per dente”, Gesù riprese questa espressione durante il suo sermone sul monte, dicendo:

“Voi avete udito che fu detto «Occhio per occhio e dente per dente». Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra”             

(Mt 5:38-39)

Può inizialmente sembrare che l’antico comando sia stato sostituito da Gesù da uno nuovo. Non penso che sia così, perché Gesù poco prima nello stesso sermone aveva detto:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge… io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”

(Mt 5:17)


Quindi il suo insegnamento non era in contrapposizione alla legge mosaica ma voleva stimolare a comprenderne il significato profondo, non solo la lettera.
 

Gli insegnamenti rabbinici avevano teso piuttosto a stravolgere il vero spirito della legge. Si dice che i capi religiosi in Israele, al tempo di Gesù, prendessero alla lettera l’occhio per occhio per giustificare qualsiasi tipo di loro vendetta.

Ma Gesù si oppose chiaramente a questa ipocrisia e anzi ampliò la portata dell’insegnamento sottolineando che c’è bisogno di andare ancora oltre.

Il porgere la guancia sinistra, dopo aver ricevuto una percossa su quella destra, non penso che rappresenti un appello ad una masochistica accettazione di qualsiasi violenza che ci sia stata fatta, bensì solo di un certo tipo di violenza.

È interessante notare (è un’ipotesi, ma vale la pena considerarla) che essere percossi sulla guancia destra potrebbe non succedere perché si riceve un pugno o una percossa violenta. Se supponiamo che la maggior parte delle persone di solito sia destra, un pugno lo riceveremmo generalmente sulla guancia sinistra. Sulla guancia destra arriva un altro tipo di percossa, per esempio un manrovescio o lo schiaffetto-sberleffo. Quindi si tratterebbe più di una provocazione, un affronto che di una aggressione di fronte a cui rimanere stupidamente inermi.

Si tratterebbe allora di un insegnamento a non cedere alla violenza gratuita, alle provocazioni, ma ad essere pazienti e longanimi. Nella nostra vita di tutti i giorni questa è una pratica che ci aiuterebbe tanto!

Nel quotidiano non ci capita tanto spesso di dover ricevere uno sganassone e poi di continuare a farci maltrattare come idioti.

Ma quante volte non riusciamo a sostenere una minima provocazione o piccoli torti che poi portano a una reazione a catena di ira e collera col nostro prossimo?

Sempre all’interno del sermone sul monte Gesù disse ancora:

“Voi avete udito che fu detto agli antichi: «Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale»; ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale e chi avrà detto a suo fratello «Raca», sarà sottoposto al sinedrio…”

(Mt 5:21-22)

Oppure ancora

“…non commettere adulterio, ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”

(Mt 5:27-28)

Tutti questi non sono insegnamenti che annullano la legge mosaica, ma sono piuttosto degli approfondimenti e degli ampliamenti mediante i quali Gesù stimolava i suoi discepoli e uditori ad afferrare il vero spirito profondo (e non solo sterilmente la lettera!) della legge. Tanti non uccidono o non tradiscono la moglie “letteralmente”, ma potrebbero invece dire parole così dure da fare tanto male ad una persona oppure tenere gli occhi su una donna in una maniera tale da spogliarla col pensiero. 

Quello di Gesù è quindi un appello a cogliere lo spirito profondo della legge di Dio.

Conclusione

Non è vero che questo spirito profondo della legge di Dio non fosse percepibile nell’Antico Testamento, perché non tutti erano ipocriti come la maggior parte dei capi religiosi. Uno scriba disse a Gesù (Mr 12:33) che amare Dio…

“con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza e amare il prossimo come sé stesso è molto più di tutti gli olocausti e sacrifici”.


E Gesù lo lodò incoraggiandolo. Quello scriba – a giudizio di Gesù – era molto vicino al regno di Dio.
 

Non dobbiamo allora pensare che il Dio dell’Antico Testamento fosse un Dio poco amorevole e solo dedito alla “lettera” dei comandamenti. L’amore di Dio è presente fin dalla prima pagina della Bibbia, certo con un grado di rivelazione che cambia e che arriva al suo culmine in Cristo, ma non ci sono due “dèi”, uno dell’Antico e uno del Nuovo Testamento. È il cuore dell’uomo che purtroppo può interpretare o distorcere la Parola di Dio a proprio uso e consumo.

In conclusione, la rivelazione di Dio in Cristo raggiunse il suo apice.

Il Dio fino a quel momento rivelatosi ad Abramo, Isacco e Giacobbe, che aveva chiamato Mosè nel deserto e gli aveva rivelato in seguito la legge, il Dio che era stato rivelato pienamente dai profeti, si rivelò e parlò definitivamente e nel modo più chiaro tramite Gesù.

Gesù mostrò il Padre e il suo amore, un Padre che è lo stesso ieri oggi e domani, i cui comandamenti hanno un valore profondo e universale da sempre come Gesù è venuto a spiegarci in qualità di Dio fatto uomo. Per questo è scritto che

“la folla si stupiva del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi”

(Mt 7:29)