Tutte le religioni sono uguali?

Sottoscrizione di patti religiosi, locali o internazionali, di non belligeranza; incontri e abbracci fra capi delle varie religioni; un sincretismo religioso sempre più diffuso in nome di una apparente e malintesa tolleranza… sono eventi che portano molti a pensare che sia possibile sorvolare sopra le differenze che distinguono una religione da un’altra. Ma è corretto un simile modo di pensare? E soprattutto: dove porta?

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Sincretismo religioso


Mentre eseguiva la fisioterapia al mio piede, la terapista mi spiegava passo passo e con molta chiarezza tutte le problematiche anatomiche legate al mio problema. Ossa, articolazioni, circolazione sanguigna, sistema linfatico… Con molta naturalezza mi è venuto da commentare:

“Certo, il nostro corpo è costruito meravigliosamente”.

La terapista mi ha subito risposto, senza che ci sia stato nessun preambolo sull’argomento:

“È proprio vero, e non capisco come il mondo della scienza e della medicina possa essere per lo più non credente e accettare ufficialmente che tutto sia venuto fuori dal caso”.

Mi ha stupito come la terapista abbia potuto aprire così spontaneamente e con facilità un discorso su Dio.

Si è definita cristiana cattolica non particolarmente praticante perché accetta che tutte le religioni portino alla stessa meta.

Francamente non ho afferrato la logica per cui la sua mancata pratica della fede cattolica sia conseguenza della convinzione di pluralismo.

Era comunque bello sentire che una persona istruita riconosceva, grazie a questa sua conoscenza, la mano del Creatore nel corpo umano. Ma nello stesso tempo mi faceva riflettere su quali basi poggiava il suo sincretismo religioso.

Abbiamo avuto un pacato scambio di idee e poi sono andato a casa.

Tanti fiumi verso lo stesso mare?

Per curiosità la sera stessa sono andato a vedermi cosa viene fuori inserendo su Google “Tutte le religioni sono uguali”. Cosa pensa la gente a riguardo? C’è di tutto e di più ovviamente, bisogna leggere con molta cautela. Tuttavia, almeno per avere una veloce panoramica può aiutare. Le argomentazioni si ripetono sempre.

Per esempio, tanti cristiani esprimono opinioni che vengono immediatamente attaccate perché ritenute troppo dogmatiche e mentalmente chiuse. Queste critiche ai cristiani sono tuttavia così sarcastiche e aggressive che viene subito da chiedersi come chi contesta non si renda conto di cadere nel dogmatismo e nell’assolutismo che sta contestando.

Altri cristiani e non cristiani invece esprimono un poetico sincretismo religioso che sarebbe simbolo di rispetto e tolleranza. In definitiva – si dice – tutte le religioni sono come tanti fiumi che portano allo stesso mare.

Dovremmo però chiederci: possono religioni, che hanno di per sé principi in completa contraddizione tra loro, rappresentare tanti fiumi che sfociano nello stesso mare? Per molti sì perché i principi di base sarebbero gli stessi (morale migliore, bene per la società, rispetto del prossimo). Quindi noi, nati in Europa, in Italia, saremmo cristiani perché semplicemente seguiamo le nostre tradizioni.

Questa argomentazione non mi convince, e mi chiedo: “Come dovremmo comprendere allora il concetto di verità?”. È vero che ognuno di noi è limitato, è plasmato dalla sua cultura e ambiente, ma è anche vero che due affermazioni diverse, o addirittura opposte, non possono essere vere entrambe. Anche nei limiti culturali o di conoscenza che abbiamo non possiamo con superficialità affidarci ad un concetto di verità relativa.

Molti cattolici accettano a parole l’autorità della Chiesa in quanto istituzione e anche quella del papa; tuttavia risulta evidente lo sconcerto di molti fedeli per la mancanza di una autorità fondante, in quanto la Chiesa può risultare un’istituzione che delude e che suscita dubbi.

La Bibbia viene considerata un testo per specialisti o addetti ai lavori, una pura raccolta di scritti cui è stato tolto, aggiunto e corretto nel corso dei secoli. Molti ritengono che le Sacre Scritture contengano spunti interessanti ma da interpretare, limitatamente alla cultura dell’epoca. E poi molti sono confusi dalle tante interpretazioni e dottrine, tantoché nella storia si sono creati gli scismi e si sono formate le svariate confessioni cristiane. Insomma, per molti è facile concludere, un po’ affrettatamente, che una volta si massacravano fra loro cattolici e protestanti, ora gli sciiti e i sunniti nell’Islam. Niente di nuovo!

Una verità relativa è limitata: non può bastare!

Per questi motivi la Bibbia non rappresenta certo un fondamento. Ma è giustificato questo atteggiamento?

In effetti, a parte dei dubbi su punti obiettivamente difficili riguardo le Scritture, il lettore medio accetta con facilità e poco spirito critico i luoghi comuni prima citati riguardo la Bibbia. Eppure basterebbe un minimo di ricerca onesta e soprattutto la lettura diretta per rendersi conto che le cose potrebbero essere anche un po’ diverse. Forse certi luoghi comuni e pregiudizi riguardo le Scritture si rafforzano senza incontrare grossi ostacoli perché corrispondono alla realtà che molti a priori vogliono vedere. Penso che valga in molti ambiti della vita, e certo anche per la religione.

Mi ha fatto molto riflettere la testimonianza di un missionario cattolico in Sri-Lanka. Ha affermato che stranamente la missione è vista per lo più come un’azione per portare aiuto materiale a persone nel bisogno materiale. Eppure – continua – la missione cristiana inizialmente era quella di annunciare il Vangelo al mondo. Al suo ritorno in Italia ha assistito alla conversazione di due altri sacerdoti i quali affermavano a persone di altre confessioni religiose che basta avere una fede sincera, non importa quale essa sia. Anni prima lui avrebbe detto le stesse cose, ma ora non più. Perciò non smetterà mai di comunicare agli altri senza relativismo e sincretismo il dono che lui ha ricevuto, qualcosa di enormemente prezioso e che va condiviso. In caso contrario, o la fede non è importante o i propri amici non lo sono.

Ripensavo allora allo scambio di opinioni con la terapista e quanto brevemente visionato in rete. Non è vero che basta avere una fede, qualsiasi essa sia, purché si sia sinceri. Penso che le nostre scelte mostrino quello che abbiamo nel cuore. Il punto cruciale sta nel cuore.

Mi viene in mente a questo riguardo un episodio narrato negli Atti degli Apostoli, quando Pietro fu spinto da Dio ad annunciare il Vangelo al centurione Cornelio, un pagano, e a tutta la sua famiglia. Non avrebbe mai immaginato di doverlo fare perché i primi cristiani erano Ebrei e non pensavano che il Vangelo fosse destinato anche agli stranieri e ai pagani; ma questa era semplice opinione di uomini, e Dio lo ha fatto loro ben capire. E il bello di questa storia è anche che il centurione Cornelio era già di per sé un uomo pio e timorato di Dio, che faceva elemosine e pregava. Lui aveva già la sua fede, di cos’altro aveva bisogno? Non bastava?

Pietro comparendo davanti alla famiglia di Cornelio disse: “Ora capisco che Dio non ha riguardi personali e in qualunque nazione chiunque lo teme e opera giustamente Egli lo gradisce”. Dio gradiva Cornelio; sarebbe potuto anche bastare in teoria, ma Pietro ha dovuto andare ad annunciargli il Vangelo. La fede sincera e il buon comportamento di Cornelio erano importanti, dimostravano che amava e ricercava veramente Dio, ma non erano sufficienti per conoscere la Verità. E Dio non lo ha lasciato all’oscuro. Gli ha inviato chi gli potesse annunciare il Vangelo.

E penso ancora ai famosi magi o saggi che partirono dall’oriente ed arrivarono a visitare Gesù appena nato. Questi magi dovevano essere dei sacerdoti di qualche religione orientale, si pensa del culto di Zoroastro o simili. Forse il loro cuore era come quello di Cornelio: avevano fede e timore di un Dio altissimo. E non bastava? Perché hanno dovuto attraversare il deserto per arrivare a vedere e onorare il Figlio dell’Altissimo in Israele per poi tornarsene a casa loro?

Il re Salomone riceveva a corte sovrani dei regni circostanti come ad esempio la regina di Saba, perché essi volevano sentire i frutti della sapienza che Dio gli aveva donato e del Dio d’Israele. E Gesù, commentando questo fatto, disse a coloro che rifiutavano la sua predicazione che la regina di Saba sarebbe sorta in giudizio contro di loro perché ella partì da lontano per ascoltare la saggezza di Salomone. Ma gli ascoltatori di Gesù avevano davanti uno ben più importante di Salomone, avevano Dio fatto uomo e non gli credevano. I saggi dell’Oriente, la regina di Saba sono un esempio di chi porta a frutto quel poco che ha ricevuto, mentre coloro che avevano davanti Gesù stesso lo stavano rifiutando. Dio ci chiamerà in giudizio, nel bene e nel male. Questo è un lato importante della sua giustizia.

L’esempio della regina di Saba potrebbe aiutare a trovare, almeno in parte, la risposta ad una classica domanda: “Ma che succede a quelli nati prima di Cristo?”. Noi siamo limitati, ma Dio non lo è, e in più è giusto. Ognuno ha avuto un barlume di luce da sfruttare o soffocare. E la regina lo ha usato nel modo giusto.

Tanti stranieri andavano a Gerusalemme perché sentivano parlare del Dio d’Israele e volevano capire. Un etiope un giorno andò, si comprò un rotolo del profeta Isaia e dopo le celebrazioni se ne tornò a casa. In viaggio iniziò a leggere ma non capiva. Proprio in quei momenti Dio gli mandò incontro Filippo che gli spiegò cosa stava leggendo e gli annunciò il Vangelo. L’etiope era un pio che credeva in qualcosa, teoricamente potevano già bastare quella sua religione o fede, quella sua sincerità e timore di Dio lì in Etiopia che di tanto in tanto lo incoraggiava a fare il suo pio viaggetto a Gerusalemme. Ma Dio gli ha mandato incontro Filippo per annunciargli il Vangelo.

Relativismo e sincretismo? Inaccettabili!

Non è meraviglioso vedere in queste storie che Dio è molto più grande dei nostri pensieri limitati?

Se qualcuno teme Dio e ha un cuore sincero, Dio lo va a pescare, ovunque si trovi, in qualsiasi epoca o cultura sia vissuto o vivrà, Dio lo sa come, quando e tramite chi o che cosa. Se questo non avviene, proviamo a chiederci il perché. Non è Dio limitato, è l’uomo a rifiutarlo.

Non si può accettare acriticamente un concetto di verità relativa e di sincretismo in nome di una demagogica tolleranza. Questo in realtà porta solo a non definire niente e lasciare tutto alla discrezione personale. Se tutto diventa relativo allora dove finisce il valore vero delle cose? Viene a decadere la responsabilità sulle nostre azioni. Cosa è bene, cosa è male? Questi concetti cambiano col tempo, la cultura, le stagioni, cambia per ognuno e ognuno può cambiare idea come cambia il vento.

A chi crede è richiesto di operare per il grado di conoscenza che ha ricevuto. Il compito di chi ha ricevuto e accettato il dono meraviglioso della fede e della salvezza è quello di vivere coerentemente ad essa e di trasmettere agli altri con amore e rispetto la grandezza del dono di Dio mediante Gesù Cristo.