La pazienza, virtù sempre più sconosciuta

Sicuramente uno dei problemi più evidenti nelle persone e, di riflesso, della società del nostro tempo è la mancanza di pazienza. Ma dovremmo più spesso ricordarci che Dio è stato ed è paziente verso di noi, così noi dobbiamo esserlo gli uni verso gli altri.

119
Tempo di lettura: 4 minuti

La pazienza degli uomini

           
“Lo spirito paziente vale di più dello spirito altero”        

Ecclesiaste 7:8

È questa una grande verità, che però rischia di fare la fine dei monumenti: tutti li conoscono ma ben pochi vanno a vederli… La parola pazienza ha la stessa radice del verbo patire, quindi racchiude in sé l’idea della sofferenza del corpo e dello spirito. La esercitiamo nei nostri rapporti con gli altri che non sono mai tanto facili. Il mondo moderno del resto non lascia gran spazio alla virtù della pazienza. L’azione rapida ed efficace con cui tutto viene messo in gioco in una sola volta offusca la capacità di attendere e di patire. Oggi incontriamo persone irritate, contrariate, insofferenti o in preda all’ira molto più spesso di persone pazienti. È un po’ deludente constatare che incontriamo ben poche persone pazienti perfino nelle nostre case, nelle nostre famiglie e nelle nostre chiese. Anche lì, dove dovremmo essere al sicuro, nascono discordie e divisioni solo per mancanza di pazienza. Ma i discepoli di Cristo sono invitati senza mezzi termini a vivere in pace, a essere pazienti, a non rendere male per male e a fare il bene gli uni degli altri (1Te 5:13-15). Di solito essi sono consapevoli dell’importanza della pazienza solo fino a un certo punto: raramente la considerano un tratto caratteriale che devono assolutamente acquisire e mettere in pratica. Eppure sarebbe loro interesse esercitare la pazienza, visto che proprio questo carattere li rende capaci di sopportare con mansuetudine e fiducia le prove che incontrano nel corso del loro cammino (2Ti 3:10).

Certo che è molto facile e comodo lasciarsi vincere dallo spirito di vendetta, mentre non è affatto facile né comodo fare da mediatori fra fratelli in discordia. Ma ricordiamoci sempre che sono beati quelli che si adoperano per la pace. Purtroppo, per la maggior parte delle persone, credenti o no, la pazienza non è che una delle tante parole che hanno a che fare con la religione, in modo abbastanza vago, ma che non è indispensabile che trovino applicazione pratica nella vita quotidiana. Quando si tratta di perdonare a una persona le sue mancanze o anche soltanto di fare la fila a uno sportello, di impegnarsi a fondo per un lavoro o semplicemente di aspettare lunghi periodi prima di poter realizzare i nostri desideri perdiamo tutti la pazienza molto facilmente.

La pazienza insomma è una delle virtù cristiane più trascurate, una dote che caratterizza solo coloro che vivono la propria vita seguendo il modello di Gesù Cristo (2P 1:4-6). Il vero cristianesimo è molto più del semplice nome di una religione: è un modo di vivere seguendo gli insegnamenti di Cristo (Ga 5:22; Gm 1:3-4), insegnamenti che non sono ideali astratti ma eterni principi di vita da mettere in pratica ora, subito, mentre aspettiamo il suo ritorno.

La pazienza non consiste solo nello stringere i denti per non lasciarsi scappare qualche giudizio ostile contro qualcuno, sul momento, ma consiste nell’indossare l’abito della misericordia, quindi nel rivestire un atteggiamento che dura nel tempo: solo così si può sperare che quel qualcuno con cui si ha a che fare possa capire come deve comportarsi. La pazienza non ha niente di passivo, non ha niente del buonismo ipocrita che finge di tollerare solo per non essere disturbato: è operosa, sollecita, creativa, anche se non manca certo di fermezza.

L’apostolo Paolo raccomanda a Timoteo:

“Predica la parola, insisti in ogni occasione, favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza”

(2Ti 4:2).

La pazienza di Dio

La pazienza di Dio è un aspetto del suo amore per l’uomo peccatore:

“Il Signore è lento all’ira e grande in bontà; egli perdona l’iniquità e il peccato e punisce l’iniquità…” 

(Es 34:6; Nu 14:18)

… ma non lascia impunito il colpevole. Dio sopporta a lungo i peccatori e annunzia i suoi giudizi con molto anticipo per metterli in guardia, per ottenere un risultato positivo. Esprime l’intenzione di amare l’uomo comunque, ma esprime anche la sofferenza per il fatto di non essere sempre capito:

“Fino a quando sopporterò questa malvagia comunità che mormora contro di me?”.

(Nu14:27)

Non può però sopportare l’impazienza dell’uomo all’infinito: diventerebbe complice del male (Gr 44:22). La pazienza di Dio non è l’assenza di collera ma la capacità di elaborarla, di frapporre un’attesa fra il suo insorgere e il suo manifestarsi. Quindi Dio è pietoso, perdona l’iniquità e non distrugge il peccatore:

“Più volte trattenne la sua ira e non lasciò divampare tutto il suo sdegno, ricordando che essi erano carne, un soffio che va e non ritorna”.

(Sl 78:38-39)

In Cristo, e particolarmente nella sua morte, la pazienza di Dio raggiunge il suo culmine, assumendo su di sé in modo radicale l’inadeguatezza e la debolezza dell’uomo, il suo peccato, accettando di portarne il peso.

“Il Signore diriga i vostri cuori all’amore di Dio e alla paziente attesa di Cristo” .

(2Te 3:5)

L’amore di Dio infatti pazienta (1Co 13:4), sopporta ogni cosa” (1Co 13:7).

Come lui, il suo servo

“non deve litigare ma deve essere unito con tutti… paziente…” (2Ti 2:24)

Il credente cioè deve manifestare la sua pazienza, sopportando con mansuetudine e fiducia le prove che Dio gli manda, trattando il prossimo con amore e mitezza.

“Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe e conosciuto la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso”

(Gm  5:11).