Ricordi

Nel mese di aprile è stato chiamato alla presenza del Signore il fratello Aurelio Franca, una delle ultime memorie storiche delle origini della testimonianza delle Assemblee in provincia di Pesaro e nelle Marche. Tre anni fa, in occasione del centenario dell’arrivo a Pesaro dei coniugi missionari Tommaso e Beatrice Harding, Aurelio scrisse una testimonianza che incoraggia la nostra riconoscenza al Signore per come ha usato persone semplici per il mondo ma preziose per il suo Regno, come lui è stato e come anche i figli brevemente ricordano.

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Serietà, ma anche leggerezza e gioia…

Con i miei 92 anni credo di essere il fratello più anziano e con i ricordi più antichi dei missionari inglesi Tommaso e Beatrice Harding, risalenti al 1927-1928.

Allora ero un bambino calmo e ubbidiente e seguivo affascinato i miei genitori agli incontri evangelici serali in una casa di campagna sulle Siligate; una casa che si riempiva di gente che lasciava campi e stalle per riunirsi a tarda ora tutta curiosa e desiderosa di ascoltare la predicazione della Parola di Dio da parte di Thomas.

Thomas era gentile ed affabile con noi bambini. Quello che allora colpiva era, come lui, autorevole ufficiale inglese, fosse così disponibile e presente con le persone più povere ed umili. Sicuramente a Pesaro avevano anche amici dell’alta borghesia ma la sua attività di evangelizzazione sul territorio si estendeva soprattutto tra la povera gente delle campagne.

Per diversi anni il caro fratello Harding evangelizzò usando come base la casa colonica della mia famiglia, ma quando si spostava e teneva riunioni in altri borghi e paesi dell’entroterra pesarese, tutti noi lo seguivamo per essere edificati, per ascoltare la Parola e fare nuove conoscenze. Questo era già un grande atto di fede da parte nostra, perché allora, ve lo assicuro, non era per niente facile spostarsi.

Ci fu un momento in cui le persone che lo seguivano nelle nostre campagne erano così tante che fu aperto un locale di culto vicino alla stazione di Cattolica (RN).

I coniugi Harding furono costretti a lasciare l’Italia per i noti eventi bellici, ma appena possibile il fratello Harding tornò.

Egli si fece arruolare come capitano della Croce Rossa e risalì l’Italia con il fronte dell’ottava armata inglese che avanzava sull’Adriatico.

Il ricordo del suo ritorno ancora mi commuove: era tornato ad abbracciarci e baciarci tutti.

Era un uomo pieno di ironia, scherzoso, simpatico e, alla serietà con cui insegnava le Sacre Scritture, univa la leggerezza e la gioia del vivere fra gli amati fratelli in Cristo. Amava far divertire i bambini: lanciandoli in alto, lui già altissimo, li faceva ridere, ma anche spaventare facendoli volare per poi riprenderli al volo fra le braccia…

Aveva un vezzo che ricordo ancora e non dimenticherò mai: mentre predicava spesso si voltava verso il muro e parlava come se lì ci fosse il Signore.

Questo suo modo di predicare e tutto il suo stile ci attirava e manteneva viva la nostra attenzione. Era carismatico e tutti lo ascoltavamo rapiti: era un grande evangelista.

Amava molto un inno che cantavamo spesso e che recitava: “L’alma è bramosa del Verbo eterno e aspetta ansiosa che parli al cuor” (Inno n. 169 dal titolo: “Pria che leggiamo”, tratto dall’innario “Inni e Cantici Cristiani”).

Harding era tutto preso dall’amore per il Signore e per l’evangelizzazione, percorreva chilometri su chilometri in bicicletta che allora era il suo unico mezzo di trasporto e, nel suo girovagare in cerca di anime, spesso si fermava e chiamava le persone nei campi.

Ricordo come un giorno si fermò sotto ad un olmo e, all’uomo che raccoglieva le foglie per gli animali intimò di scendere giù: “Scendi dall’albero” gli gridò autoritario.

Il contadino, sconcertato gli rispose: “Sto lavorando!”, ma Harding replicò: “Scendi che ti devo parlare” e poi gli annunciò la Buona Novella e al sorpreso contadino, lasciò pure un Vangelo.

Questi aneddoti li raccontavano le persone stesse, ma c’era anche un passa parola tra i fratelli che lo seguivano.

Ecco, questo era Harding, tutto dedito alla sua missione ma anche persona molto simpatica, amante della buona tavola pesarese e di tutti i nostri buoni cibi, senza preferenze. Per lui era tutto speciale e buonissimo e riempiva di complimenti le nostre madri e le nostre mogli che cucinavano con semplicità ma con tanto amore.

Di Thomas e anche di sua moglie Beatrice, ricordo con commozione il grande e costante amore per tutti noi, mantenuto nel tempo sempre fedelmente. Durante gli ultimi anni della sua vita, quando erano rientrati in Inghilterra in una casa di riposo per missionari, lui tornava annualmente a Pesaro in vacanza ed era ospite della mia famiglia in Via Grado.

Per noi tutti era una gioia ed un onore averlo in casa nostra.

La mia memoria purtroppo viene meno e mi è impossibile raccontare tutto quello che ho vissuto con lui, ma una cosa non posso dimenticare; il suo amore paterno. Sì, perché Tommaso Harding prima di evangelista e missionario è stato un padre protettivo ed affettuoso, un personaggio unico e speciale che nella mia lunga vita non ho più incontrato sia nella chiesa che fuori.

Attendo però di ritrovarlo in cielo e godere con lui della sua simpatia e del suo affetto nella gloria eterna.