Ottimisti o pessimisti?

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Terminata la non breve stagione estiva che, per diversi e giustificati motivi, provoca ogni anno una sorta di diaspora temporanea dei membri delle singole assemblee locali, fra fine settembre ed ottobre riprendono quasi ovunque le consuete attività: scuola domenicale o ora felice, studi biblici, gruppo dei giovani, incontri delle sorelle, corale… Il ritrovarsi insieme non favorisce però soltanto la ripresa dei comuni impegni per l’edificazione della chiesa; talvolta, ahimé, favorisce anche il riproporsi di situazioni problematiche che “le vacanze” ci avevano fatto accantonare o dimenticare e il riproporsi del confronto fra ottimisti e pessimisti, fra chi vive ed opera sorretto sempre dalla speranza e chi invece non tralascia occasione per esprimere il proprio malcontento e la propria critica (apro una parentesi per osservare che, mentre gli ottimisti vivono spesso serenamente il loro tempo di riposo e poi si impegnano, i pessimisti raramente vanno in vacanza e raramente si danno da fare!). Chiediamoci: con quale spirito affrontiamo l’intensificarsi degli impegni della nostra assemblea in questa nuova stagione?

Tempo fa, in un momento in cui ero piuttosto orientato verso il pessimismo, il Signore mi ha parlato in modo forte attraverso la storia di Caleb; il Signore stesso ce lo presenta come un uomo che lo aveva seguito “pienamente” (Nu 14:24). Quando il popolo d’Israele arrivò ai confini della terra promessa, Mosè inviò dodici uomini ad esplorarla (Nu 13:1-16). Nella loro relazione dieci esploratori misero in evidenza tutti gli aspetti negativi del paese, mentre Caleb e Giosuè riferirono soprattutto gli aspetti positivi. Caleb (con Giosuè) si rese protagonista di una scelta controcorrente: egli vedeva, sì, i nemici e le difficoltà, ma vedeva anche i tanti aspetti positivi ed è su quelli che concentrò la sua relazione, perché sapeva bene che il pessimismo è contagioso e avrebbe potuto trascinare il popolo (come purtroppo accadde) a compiere scelte sbagliate. Caleb guardava al Signore ed alla sua guida, certo che egli avrebbe dato al popolo la vittoria. Davanti alle difficoltà nel cammino del popolo di Dio, non dobbiamo fermarci e, se anche vi è qualcuno intorno a noi che si ferma, noi dobbiamo proseguire, andare avanti, guardare alle benedizioni del Signore che è possibile intravvedere anche in mezzo alle difficoltà. Davanti ai mormorii del popolo che aveva prestato orecchio al pessimismo dei dieci esploratori, Caleb eclamò: “Saliamo pure e conquistiamo il paese, perché possiamo riuscirci benissimo” (Nu 13:30). Il popolo “gridò sgomento, alzò la voce e pianse”, ma Caleb non si lasciò condizionare da questa crisi di pessimismo ed espresse, anzi, tutto il suo ottimismo: “Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono. Se il Signore ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele. Soltanto non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo di quel paese… perché IL SIGNORE È CON NOI, non li temete” (Nu 14:6-9). Se davvero crediamo che il Signore è con noi, le difficoltà non ci paralizzeranno e, anche se i pessimisti dovessero suggerirci di fermarci, noi andremo avanti. Caleb si schierò dalla parte di Dio, della sua presenza, della sua Parola, delle sue promesse anche a rischio di essere lapidato. Mise Dio al primo posto: aveva conosciuto la sua potenza di liberazione, la sua cura nel lungo cammino e soprattutto aveva ascoltato le sue promesse di vittoria.

Non c’è servizio per il Signore e non c’è chiesa locale il cui cammino non proponga scoraggianti difficoltà. Se anche noi seguiremo “pienamente” il Signore e ci impegneremo ad andare avanti rendendoci disponibili ad essere coinvolti nelle attività e nei servizi della “nostra” chiesa, scopriremo benedizioni a volte sorprendenti e inaspettate, ma soprattutto capiremo che, sì, “IL SIGNORE È DAVVERO CON NOI”.