IL SECONDO CONVEGNO “HNTO”

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Un tempo di benedizioni

Nel periodo di tempo compreso tra il 30 aprile e il 4 maggio si è svolto presso il Centro Evangelico di Poggio Ubertini (FI) il secondo convegno Hnto (ACCAnto). Questo secondo convegno segue il primo convegno ACCAnto svoltosi nell’anno 2005 (vedi IL CRISTIANO n. 11/dicembre 2005; pagg. 555-559). Dopo le numerose benedizioni elargite dal Signore in quella prima circostanza hanno fatto seguito altrettante benedizioni anche durante questa seconda esperienza. A conferma che quando le iniziative provengono da lui non possiamo che ricevere dalla sua mano tempi grandemente utili per la nostra vita.

Come esprime il titolo, “I diversabili ACCAnto a noi e noi ACCAnto a loro”, il secondo convegno Hnto era rivolto in modo particolare a tutti coloro che desideravano affrontare la tematica della diversabilità. I partecipanti erano, infatti: persone diversabili che vivono la presenza di una diversabilità nella loro quotidianità; persone chiamate a stare accanto ai diversabili, accanto nella loro famiglia, accanto nella loro professione, nei loro contatti, nella chiesa locale, nel servizio per il Signore; persone che desideravano accrescere la loro sensibilità e la loro conoscenza riguardo un argomento, quello della diversabilità, spesso purtroppo trascurato. Un argomento al quale il Signore invece è grandemente attento e che ci chiama, anche tramite iniziative come il secondo convegno Hnto, a non dimenticare ma piuttosto ad affrontare, affrontare per conoscere, per crescere, per servire, per stare accanto e per farsi stare accanto, per soddisfare i bisogni altrui ma anche per vedere soddisfatti i nostri, che spesso pensiamo di non avere, da presenze grandemente preziose proprio perché dotate di una abilità diversa non riscontrabile altrove.

Persone giovani e meno giovani quindi, provenienti da diverse parti d’Italia, equipaggiati con abilità diverse, che stavano vivendo situazioni diverse, anche di sofferenza e di dolore, si sono ritrovate a Poggio Ubertini per il secondo convegno Hnto. Come già detto, il Signore ha arricchito grandemente la vita di tutti i partecipanti con le benedizioni da lui elargite in quanto come scritto in Proverbi 10:22 “Quel che fa ricchi è la benedizione del Signore”.

Nel Salmo 118:7 è scritto: “…Racconterò le opere del Signore..” e con questo articolo desideriamo farlo, condividendo quanto ha fatto il Signore per noi durante lo svolgimento del secondo convegno Hnto.

 

Lo studio della Parola di Dio

Dove se non dalla Parola di Dio potevano arrivare benedizioni per i partecipanti al convegno? È stato, infatti, rivolgendoci al tesoro che “…vale più di migliaia di monete d’oro e d’argento…” (Sl 119:72) che il Signore ha arricchito la vita dei presenti tramite una serie di quattro studi biblici dal titolo generale: “La diversabilità interroga la fede: motivazioni ed obiettivi di Dio. Rassegnazione o crescita?”.

Questa serie di studi sono stati esposti dal caro fratello Jonathan McRostie che per molti anni è stato impegnato in modo attivo nella testimonianza dell’Evangelo in diverse zone del mondo.

Poi, come conseguenza di un grave incidente stradale, è stato chiamato dal Signore a vivere una diversabilità nella propria vita. In seguito a tale diversabilità il Signore ha continuato ad usarlo donandogli una nuova condizione per servirlo, per continuare a proclamare la sua Parola in diverse parte del mondo in modo attivo ed efficace. La presenza di questo caro fratello al secondo convegno Hnto è stato uno degli esempi concreti di come il Signore può prendere una vita, cambiarla, conferire diverse abilità per usarle nel suo piano e alla sua gloria.

Durante il primo studio dal titolo “Come rispondiamo alla diversabilità c’è stato ricordato che la diversabilità nella vita di una persona non è la prima scelta ma è la scelta di Dio, è quindi importante interrogarsi sul modo con cui si risponde alla scelta di Dio per noi. Tramite gli esempi biblici di Daniele e Giuseppe, che hanno vissuto non la loro prima scelta ma la scelta di Dio per loro, abbiamo visto come non possiamo scegliere la sofferenza ma il modo con cui reagire alla sofferenza.

C’è stato esposto come il modo di reagire migliore è prima di tutto quello di accettare la situazione e dopo avere accettato agire, agire per servire il Signore in questa nuova condizione. Infine è importante anche imparare da questa nuova condizione chiedendosi quello che Dio vuole io impari da ciò che lui ha permesso nella mia vita.

Lo studio si è concluso con le parole dell’apostolo Paolo attraverso le quali il Signore desidera ricordarci che lui è “…il Dio di ogni consolazione il quale ci consola in ogni nostra afflizione…” (2Co 1:3-11), ma anche che a tutto questo c’è un motivo per cui Dio ci vuole usare, infatti, è scritto “…mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione…”.

Nel secondo incontro di studio biblico è stato affrontato l’argomento “Quali i bisogni di una persona diversabile?”.

Tramite l’episodio della guarigione del paralitico da parte di Gesù (Mr 2:1-12) abbiamo potuto notare come nonostante ci fossero tante persone presenti nella casa di Capernaum, autorità religiose comprese, nessuno però attribuiva valore all’uomo paralitico o si era interrogato sui suoi bisogni. Invece Gesù lo ha accolto e gli ha assegnato un grande valore, conosceva i suoi bisogni, prima di tutto spirituali, tanto che quando si presenta a lui dice “…i tuoi peccati ti sono perdonati…”. Gesù conosceva anche i suoi bisogni fisici tanto che, sapendo che da solo non sarebbe potuto andare da lui, gli mise accanto quattro uomini fedeli, che scelsero di stargli accanto nel modo migliore: infatti, pur di farlo andare da Gesù, “scoperchiarono il tetto”.

Quanto è importante che nelle nostre chiese davanti ai bisogni dei diversabili non ci sia l’atteggiamento della folla e degli scribi presenti nella casa di Capernaum ma piuttosto vi siano la comprensione, l’attenzione, l’amore che ebbe Gesù. In questo modo sarà possibile abbattere ogni tipo di barriera, da quelle della comunicazione e della comprensione fino a quelle fisiche-architettoniche.

Successivamente, tramite lo studio dal titolo “Quali valori e quali potenzialità ha un diversabile?”, il Signore ci ha voluto ricordare il grande valore che lui attribuisce aad ogni persona. L’attribuzione di questo valore è chiara quando, analizzando il ministerio terreno di Gesù, scopriamo come gran parte di esso sia stato svolto accogliendo e rivolgendosi a persone deboli.

Il valore dei diversabili può e deve essere espresso nella chiesa, infatti, essi sono essenziali nella famiglia di Dio come scritto in 1Corinzi 12:22 “…le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie”. Il Signore può e vuole servirsi grandemente dei diversabili per il servizio e il ministerio nella sua opera in un modo che sarebbe altrimenti irrealizzabile, se non fosse cioè presente la diversabilità.

Per lasciarsi usare pienamente dal Signore anche nella debolezza e nella diversabilità è essenziale però che si sposti il punto focale della nostra vita dalla sofferenza per guardare alle infinite risorse della grazia di Dio.

La serie di studi biblici si è conclusa con la trattazione del tema “Nelle nostre chiese quanto è accessibile per un diversabile il messaggio dell’Evangelo?”, durante il quale è stato possibile riflettere sull’importanza che la chiesa non sia esclusiva ma inclusiva. Esaminando il brano di Romani 15:1-8 abbiamo visto come è importante che si accolgano gli altri come Cristo ha accolto noi come è scritto: “…accoglietevi gli uni e gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio”.

L’accoglienza dei diversabili nella chiesa secondo l’esempio di Cristo non è quella che fa sentire il diversabile inferiore o che lo commisera ma piuttosto è deporre la propria vita per l’altro come Gesù ha fatto con noi, è quindi vero e sincero aiuto, incoraggiamento, coinvolgimento, impegno per stabilire contatti duraturi che possono portare frutto nella chiesa alla gloria di Dio.

Durante il tempo di studio della parola di Dio il Signore ci ha donato tante benedizioni. Nonostante l’argomento trattato portasse inevitabilmente con sé la necessità di affrontare aspetti quali la sofferenza, la debolezza, l’afflizione, la prova, il poter rivalutare tutto questo alla luce del messaggio che Dio ha lasciato a noi nella sua Parola è stato un grande conforto. Abbiamo sperimentato che cosa chiedeva il salmista al Signore quando nel Salmo 119:25 e 27 esclama: “L’anima mia è avvilita nella polvere; ravvivami secondo la tua parola… L’anima mia, dal dolore, si consuma in lacrime; dammi sollievo con la tua parola”. Dopo essere stati ravvivati, consolati, ma anche sensibilizzati, esortati e corretti dalla Parola di Dio non ci resta che tradurre in pratica quanto il Signore, ci ha voluto trasmettere e tutti insieme, con le diverse abilità di cui egli ci ha equipaggiato, poter affermare: “Io correrò per la via dei tuoi comandamenti, perché mi hai allargato il cuore” (Sl 119:32).

Le testimonianze di chi vive Hnto

Oltre il tempo degli incontri di studio biblico abbiamo avuto anche un tempo nel corso del quale alcuni cari fratelli e alcune care sorelle hanno testimoniato quello che è significato per loro “vivere accanto”.

Per iniziare c’è stata testimoniata l’importanza e il privilegio di vivere “Hnto nella chiesa”. Anche in questo caso dopo averci ricordato che il mandato della chiesa è “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura…” (Mr 16:15), il Signore ci ha aperto gli occhi su quanto questo mandato è oggi veramente vissuto. Infatti per ogni creatura” si intende tutti nessuno escluso, diversabili compresi.

La chiesa quindi non si può e non si deve certo chiudere di fronte alla realtà della diversabilità.

C’è stato così testimoniato come durante il tempo di servizio e di svolgimento del ministerio nella chiesa locale il Signore chiama a vivere accanto a persone diversabili. Vivere accanto nella chiesa significa impegno, tempo, preghiera, affrontare difficoltà oggettive e soggettive, tentazione di lasciar perdere ma significa anche privilegio di vedere la potenza di Dio all’azione nell’usare persone e circostanze legate alla diversabilità sia per parlare ai diversabili di Cristo ma anche per usare la vita dei diversabili convertiti per trasmettere la vera pace che viene solo da Cristo anche nella condizione difficile in cui si trovano a vivere. La chiesa locale, per la grazia di Dio, può godere grandemente dei frutti conseguenti alla presenza nella famiglia del Signore dei diversabili accanto a noi e di noi accanto a loro.

Successivamente questo tempo è proseguito con le testimonianze di coloro che ogni giorno vivono “Hnto nella diversabilità”. Il Signore ha usato questo tempo per comunicarci come l’interessamento dei credenti nei confronti dei diversabili parla loro dell’amore di Cristo e può essere usato per portare le anime dei diversabili a lui.

Questo amore poi deve continuare ad esprimersi anche nella chiesa perché i diversabili devono inserirsi totalmente nella comunione fraterna in quanto, c’è stato ricordato, se il diversabile incontra nella chiesa le stesse difficoltà che incontra nella società e nel lavoro questo può portare ad uno stato di disagio anche all’interno della famiglia di Dio.

Il Signore sicuramente è in grado di equipaggiare la chiesa per superare questi disagi ma i credenti devono prendere questo equipaggiamento ed usarlo in modo concreto e soprattutto seguendo la via per eccellenza: quella dell’amore. È stato, infatti, testimoniato come stare accanto senza amore è inutile, potremmo fare tante cose ma se prive di amore non servirebbero a niente. Come scritto in 1Corinzi 13:1-3 senza amore “sarei un rame risonante o uno squillante cembalo”, “non sarei nulla”, fare tanto “non mi gioverebbe a niente”.

Stare accanto con l’amore ma anche con la verità, infatti, se scegliamo di voler stare accanto ai diversabili dobbiamo ricordare loro che Dio non è in debito con loro ma piuttosto che loro, se non ancora salvati, lo sono con Dio: il primo bisogno di un diversabile è quello di essere riconciliato con lui. A tal proposito è stato fatto notare come i diversabili sono ingannati dal pensiero trasmesso nella nostra società, profondamente influenzato dal cattolicesimo, secondo il quale un diversabile non necessita della salvezza in Cristo perché Dio gli dovrebbe qualcosa per lo stato in cui lo ha fatto vivere.

Il Signore ha poi voluto spostare la nostra prospettiva al futuro quando un giorno ognuno di noi avrà un corpo glorioso, come scritto in 1Corinzi 15:42-43 “Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente…”.

La presenza di tale realtà per chi vive nella sofferenza è una promessa stupenda pensando alla quale troviamo oggi la forza per poter servire il nostro Signore in qualsiasi stato e condizione ci troviamo. Proprio come fece l’apostolo Paolo che, nonostante avesse seri problemi di salute, guardando alle promesse di Dio ha servito in modo grandemente efficace nell’opera dell’Autore e del fedele Garante di quelle promesse.

La testimonianza di cari fratelli e sorelle che vivono “Hnto nella professione” è stata un’occasione per vedere come il Signore usa i suoi figli anche tramite lo svolgimento di un lavoro che nel suo piano diventa servizio alla sua gloria. È di un valore unico la presenza di testimoni di Cristo in ambienti quali ospedali, case di cura, centri di riabilitazioni dove si trovano persone nel dolore e nella prova.

Chi meglio di medici, infermieri, fisioterapisti credenti può donare loro il valore di una presenza “Hnto” che non li considera oggetti con un insieme di organi e apparati da curare, ma piuttosto li considera persone nella loro globalità con dei bisogni da soddisfare prima di tutto di tipo spirituale. Poter ascoltare le esperienze di chi vive “Hnto” nella professione ci ha ricordato come è il Signore che indica il modo migliore di agire in momenti, a volte così delicati, in cui atteggiamenti o parole fuori posto potrebbero creare più dolore che conforto. È stato, infatti, sottolineato anche il valore del silenzio nello stare accanto a chi soffre, il valore del parlare al momento giusto e con le parole giuste che provengono solo da Dio. Chi meglio dei figli di Dio può in situazioni di dolore e di prova piangere “con quelli che piangono” (Ro 12:15) ma anche al momento opportuno testimoniare di colui che guarisce dalla malattia del peccato e dona la vita eterna a chi crede.

L’ultimo degli incontri di testimonianza è stato quello durante il quale il Signore ci ha portato a considerare l’importanza e il significato di vivere “Hnto nella famiglia”.

È stato possibile riflettere sulla necessità iniziale di una vera e propria accettazione del fatto che il Signore sceglie per la nostra famiglia, e quindi per qualcuna delle persone più vicine a noi, la diversabilità. Questo significa che sta chiamando noi membri della famiglia stessa a vivere “Hnto”.

Ma non siamo solamente noi stessi che viviamo accanto a loro, infatti, sono anche loro che vivono accanto a noi e, ci è stato ricordato, si può imparare e ricevere dai diversabili ciò che non si può imparare e ricevere altrove.

Quando arriva la diversabilità nella famiglia essa porta inevitabilmente con sé momenti di dolore, di pianto, di sofferenza non solo per il diversabile ma anche per chi è chiamato a stargli accanto. Vi è in ogni caso la certezza di poter contare sull’unico e vero aiuto che proviene dal Signore il quale è “per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà” (Sl 46:1). Quest’aiuto Dio lo manifesta anche fornendo delle presenze che vivono accanto a chi è chiamato a stare accanto, cioè fratelli e sorelle in Cristo pronti ad ascoltare, ad aiutare, ad incoraggiare per dividere il peso della sofferenza di chi vive “Hnto” nella famiglia.

La condivisione di queste esperienze, che il Signore permette nella nostra vita, è stata una ulteriore dimostrazione di come nella chiesa, nella diversabilità, nella professione e nella famiglia lui desidera usarci. Si vuole servire di noi in modi che noi non avremmo mai pensato, e a volte neanche mai voluto, ma, quando è lui che desidera usarci, possiamo stare sicuri che potremmo contare sul sostegno della sua grazia.

Non solo vuole usarci ma vuole anche usare certe esperienze per plasmarci e per renderci migliori di quanto lo eravamo prima di stare “Hnto” o prima che qualcuno ci stesse “Hnto”. Certe esperienze lasciano il segno e quando l’autore di questo segno è il Signore, perché quelle esperienze provengono da lui e sono vissute per lui e con lui, significa che abbiamo ricevuto un tesoro indispensabile per il prosieguo del nostro cammino cristiano.

Altri preziosi momenti

Ci sono stati tanti altri preziosi momenti durante il convegno Hnto. Le nostre giornate iniziavano, infatti, con un tempo di lode e preghiera in cui era possibile di un solo cuore esprimere la nostra riconoscenza a Colui che “è degno di ogni lode” (Sl 18:3) e anche rivolgere le nostre richieste a colui che ci ha detto “chiedete e vi sarà dato” (Mt 7:7).

È stato un grande incoraggiamento sentire voci di fratelli e sorelle che ringraziavano il Signore e cantavano di gioia a lui nonostante si trovassero a vivere nella prova e nella sofferenza. Questo ci insegna che per quello che siamo e abbiamo in lui non esiste alcuna situazione in cui non possiamo dire grazie al Signore.

Ci sono state inoltre dei momenti in cui riuniti in gruppi abbiamo potuto, oltre che conoscerci meglio, condividere le nostre esperienze riguardo al tema dell’aiuto, dato e ricevuto, e del testimoniare di Cristo a chi si trova nella sofferenza. Durante questi incontri è stato possibile aprire di più il nostro cuore gli uni gli altri superando ostacoli e barriere che spesso ci impediscono di sperimentare quello che vuol dire stare e farsi stare veramente “Hnto”.

Infine possiamo dire che tutto il tempo vissuto durante il convegno Hnto è stato caratterizzato dallo stare accanto nellacomunione fraterna. È stato un grande dono aver potuto godere della presenza, della vita e delle parole di fratelli e sorelle che si sono ritrovati insieme non solo per affrontare il tema della diversabilità ma anche per testimoniare come le loro diverse abilità le mettono a disposizione del Signore affinché diventi, nella sua grazia, strumento di benedizione per gli altri.

Riconoscenti al Signore

Vivere questo tempo insieme ci ha portato a considerare che nonostante la diversità nelle nostre abilità esiste una unicità che ci accomuna. L’unicità della salvezza in Cristo, l’unicità di appartenere allo stesso Padre, fare parte dello stesso popolo e avere ricevuto una stessa eredità nella quale vivremo insieme per l’eternità. Il Signore durante questo tempo ha confortato, consolato, rinfrancato il cuore delle persone presenti. Siamo stati esortati a continuare a guardare a lui dal quale proviene tutta la forza e tutta la saggezza necessaria per affrontare qualsiasi momento di prova e di debolezza.

Il nostro cuore è stato toccato e sensibilizzato in quelle parti più dure e insensibili che avevano urgente bisogno di essere trasformate. I nostri occhi e i nostri cuori sono stati inoltre aperti per vedere i numerosi bisogni in cui la chiesa può e deve impegnarsi. Ci sono numerosi campi di missione più vicini a noi di quanto pensiamo, spesso dimenticati da noi ma non dal Signore. Stare “Hnto” è una chiamata che il Signore rivolge a tutti i suoi figli alla quale non dobbiamo sottrarci. Stare “Hnto”significa dare agli altri, ma ricordiamoci che è il Signore che ci fornisce abbondantemente tutto quello che ci chiede di dare. Stare “Hnto” non vuole dire soltanto dare agli altri ma anche ricevere dagli altri.

Anzi spesso si riceve molto più di quanto si dona, infatti, nello stare “Hnto” c’è qualcuno che a sua volta sta “Hnto” a noi, qualcuno che è in grado di arricchire la nostra vita con un qualcosa di unico e prezioso derivante dalla diversa abilità di cui il Signore lo ha dotato e di cui lui si serve alla sua gloria. Siamo grandemente riconoscenti al Signore per quanto ha donato a tutti i partecipanti al convegno. Alla lode rivolta al Signore in seguito al primo convegno “ACCAnto” vogliamo aggiungere anche la lode per quanto ricevuto durante questo secondo convegno, come scritto nel Salmo 71:14 “a tutte le tue lodi ne aggiungerò altre”.